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Piero Milani

25 anni di Politica Italiana (1968 - 1994), Vita di un papà politicamente attivo

Nel 1968 ero in seminario e insieme ai miei compagni guardavo il telegiornale serale e questa era l'unica fonte attraverso cui apprendere le rivolte che erano cominciate nelle università francesi. Era infatti iniziato il cosiddetto sessantotto che tanto avrebbe fatto discutere tra i borghesi dell'epoca e negli anni successivi. Purtroppo non c'era modo di discutere di tutti questi fatti che stavano cambiando la società studentesca e il mondo sindacale, perché il clima del seminario era chiuso e durante le lezioni non si poteva parlare di argomenti d'attualità. Non avevamo giornali e l'unica fonte era, appunto, la televisione che veniva trasmessa per mezz'ora alla sera: la durata del notiziario. Nonostante la scarsità di informazioni, mi sentivo comunque coinvolto e pensavo che questo sconvolgimento avrebbe cambiato molte cose ingiuste nella nostra società, cosa che purtroppo non si è avverata, salvo che in pochi casi.

Negli anni successivi, il mondo sindacale ha appreso molto da queste rivoluzioni ed è riuscito a strappare alle aziende molti contratti favorevoli ai lavoratori, non solo dal lato remunerativo, ma anche dal lato normativo del lavoro delle varie aziende, secondo la loro tipologia. Questo avveniva dopo i fatti dell'autunno caldo del '69, quando moltissimi lavoratori nelle fabbriche scesero in sciopero per ottenere miglioramenti nella condizione di lavoro. Anche quest'ondata di avvenimenti l'ho potuta seguire da osservatore esterno, un po' lontano dai fatti, perché per me era l'ultimo anno di seminario prima dell'abbandono e mi sono documentato in seguito una volta uscito sui giornali, perché mi interessavano molto i progressi conseguiti nel trattamento dei lavoratori da parte delle aziende. Mi interessavano infatti tutti questo cambiamenti che in poco tempo avrebbero coinvolto da vicino anche me. Infatti nel 1971 ho cominciato a lavorare nelle Ferrovie Nord Milano grazie alla  facilità delle assunzioni: era stata introdotta la "settimana corta" (solo cinque giorni lavorativi e due di riposo) e c'era bisogno di personale. Tutto questo era possibile grazie alle lotte sindacali avvenute quando io ero in seminario o in caserma.

Durante il mio periodo di leva obbligatoria durato un intero anno (1970), le notizie ci giungevano grazie ai pochi contatti con il mondo esterno (ragazzi che uscivano grazie a permessi e licenze): eravamo molto fuori dalla realtà. I giornali entravano solo quando i ragazzi uscivano, radio e televisione non potevano essere ascoltate o guardate e quindi le notizie parevano non ci interessassero più di tanto, anche se le rivolte continuavano e si estendevano alla condizione femminile grazie alla nascita del femminismo che rivendicava maggiori diritti anche per le donne che all'epoca non erano molto tutelate (sia lavoratrici sia casalinghe).

Le grandi campagne dei referendum (divorzio e aborto), a mio giudizio, erano inerenti a grandi temi morali e sociali, ma non hanno centrato il problema principale. Manifestazioni e comizi erano organizzati nelle città più grandi e io, che abitavo a Cameri, un paese vicino a Novara, non le ho vissute, ma solo sentite raccontare da coloro che si recavano a Novara per lavoro o per assistere alle conferenze di grandi oratori. Le discussioni su questi temi avvenivano tra amici e vertevano sugli articoli dei giornali che "dicevano la loro" su questi delicati temi: ognuno di noi ragazzi commentava l'articolo e questo scambio di opinioni ci era molto utile anche perché gli adulti non ci davano molto retta. erano poi appiccicate agli edifici le varie pubblicità elettorali a favore o contro le leggi oggetto di referendum. Una cosa deve essere però sottolineata: i manifesti di adesso erano molti meno di adesso e la pubblicità per posta era un'usanza non ancora inventata. L'informazione era poca tant'è vero che non si sapeva bene per cosa si dovesse votare: non c'erano i dibattiti televisivi (talking heads) perché la televisione era ancora poco diffusa nelle case degli italiani e i dibattiti radiofonici erano pressoché inesistenti.

Facendo un balzo temporale di circa vent'anni, un evento che mi si impresso nella mente è la grande inchiesta di "Mani pulite" condotta dai magistrati milanesi per appurare l'esistenza di "mazzette" circolanti tra i partiti. Mani pulite è stata una indagine giudiziaria contro la corruzione del mondo politico condotta a livello nazionale in Italia. Le conseguenze legate all'indagine contribuirono alla fine della cosiddetta Prima Repubblica e alla scomparsa dei principali partiti di governo, come la Democrazia Cristiana (DC) e il Partito Socialista Italiano (PSI); il sistema di corruzione che fu scoperto da queste indagini fu chiamato Tangentopoli. Nelle elezioni locali di dicembre, la DC perse metà dei voti. Il giorno dopo, Bettino Craxi fu ufficialmente accusato di corruzione. Dopo che molti altri uomini politici furono accusati e imprigionati, Craxi rassegnò infine le dimissioni. I giornali dicevano la loro ma comunque con par condicio, cioè esponevano le opinioni di tutti  e con più ampiezza rispetto al poco spazio televisivo (solo telegiornale) dedicato a questo scandalo: per questo compravo molto i giornali dei vari schieramenti per avere un'immagine il più ampio possibile delle opinioni dei vari partiti coinvolti.

Certamente mi sentii scosso anche perché avevo creduto nella politica attuata fino a quel momento dalla Democrazia Cristiana e nei suoi provvedimenti. Un'altra cosa che non mi piacque fu la frammentazione politica che poi si venne a creare all'inizio della Seconda Repubblica: non passava giorno che sui giornali non comparisse la fondazione di un partito nuovo. 

31/05/2006

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