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Mara Sagliaschi

Advertising in my Life

Sono nata a metà degli anni '50, in un epoca di grande cambiamento e che vedeva la fine del secondo grande Conflitto Mondiale. La mia famiglia è di origini piuttosto modeste, mio padre faceva il muratore e mia madre lavorava il Filatura. Figlia unica, sono cresciuta in un clima sempre molto sereno, con degli insegnamenti solidi, anche se allora non ci si dedicava così tanto ai figli come avviene ai nostri giorni; c'era da lavorare duramente se si voleva mandare avanti la famiglia. Io ho frequentato la Ragioneria e ringrazio ancora oggi i miei genitori che me l'hanno permesso.

La pubblicità ha cominciato ad entrare a far parte della mia vita abbastanza tardi, o forse sono io ad avere pochi ricordi che la riguardano nel periodo della mia infanzia.

Quando ero piccola non avevamo la televisione, la si andava a vedere nei bar del paese. Ricordo che quando facevo le elementari (avevo più o meno 7 anni), una sera di primavera mio padre mi prese con sé e in bicicletta ci dirigemmo (io aggrappata stretta dietro a lui perché avevo una terribile paura di cadere) al baratto vicino a casa, dove lui era solito incontrarsi con gli amici e i colleghi con cui lavorava. Inizialmente non capii molto bene il motivo per cui mi prese con sé, anche perché mio padre è sempre stato un uomo di poche parole, diceva: "Non fare troppe domande, capirai da sola". E così mi accontentai di questa risposta. Ma intuii che c'era qualcosa di diverso dal solito, di speciale  quella sera. Ebbene arrivammo al bar, e ci mettemmo seduti davanti ad un piccolo schermo. Stava per cominciare un programma, dove c'era una piacevole musichetta in sottofondo. Purtroppo non mi ricordo molto altro, ma se ci ripenso mi pare di rivivere quella sensazione di grande stupore che provai alla vista di quelle immagini.  Naturalmente, piccola com'ero, non capivo che si trattava di piccoli stacchetti pubblicitari, i primi che apparivano in tv. Ma mi ricordo bene che le donne che erano lì presenti erano molto attente e divertite alla vista di quelle immagini. Quanto successo ebbe Carosello! Solo negli anni a venire cominciai a seguirlo con più consapevolezza, e una cosa che mi divertiva molto era chiedere alla mamma se anche noi non acquistavamo quei prodotti che vedevo in televisione. La mamma, indaffarata com'era  a rassettare la casa, non mi dava granché ascolto, piuttosto diceva che non dovevo farmi influenzare troppo da quelle immagini, che ciò di cui avevamo bisogno era altro. Così crebbi con la consapevolezza che la pubblicità fosse qualcosa di ingannevole a cui bisognava guardare sempre con una certa distanza.

Quest'educazione che ho ricevuto mi ha influenzato molto anche negli anni seguenti, quando cominciavo a frequentare la scuola superiore a Varallo, un paese che distava mezz'ora di pulman da dove abitavo io.  Ciò che mi è rimasto particolarmente impresso di quel periodo a proposito della pubblicità, è il proprio il viaggio in pulman, alla mattina presto, quando trascorrevo quel tragitto un po'  assopita ascoltando la radio che si trasmetteva sul bus. A parte le notizie, e qualche previsione sulla viabilità e sul traffico, si sentivano spessissimo spazi pubblicitari. E io, un po' per il sonno, un po' perché la mia concezione della pubblicità è stata fin da bambina abbastanza negativa, cercavo di non ascoltare con troppa attenzione. Ma era davvero difficile far finta di niente! Così fino a quando non finii la scuola superiore, il mio rapporto con la pubblicità fu abbastanza distaccato e direi anche un po' di insofferenza.

Intanto mi stavo diplomando, avevo trovato il ragazzo che faceva per me, era estate, e cominciai con Giuseppe ad andare in giro per la mia zona in cerca di un lavoro. Ero una ragazza abbastanza timida, un po' insicura, con un diploma di ragioniera in mano, ma molto determinata a costruirmi un buon futuro, e una famiglia. Fui molto fortunata, perché nel giro di un mese trovai subito lavoro: mi fu proposto di fare l'impiegata in un ufficio che si occupava di pubbliche relazioni, a  Milano. Fui subito eccitata all'idea di andare a lavorare in una città così grande, per me che avevo visto solo piccoli centri, e ben poche attrattive per noi ragazzi.

Così a settembre cominciai la mia vita: mi svegliavo la mattina alle 6.30, con la mia valigetta, e tanta paura ma anche tanto entusiasmo. Ora durante i viaggi  in pulman non facevo più caso agli annunci pubblicitari, non badavo più a nulla, la mia testa era altrove. Milano era caotica, con tantissima gente che al mattino correva col giornale sotto il braccio, e mille cartelloni pubblicitari per le strade, e altrettanti colori e movimenti: tutto lì era amplificato.

Così iniziai ad amare quella nuova vita. Iniziai a comprare il giornale prima di andare in ufficio, e lì controllavo sempre se c'era qualche annuncio di chi affittava un piccolo appartamento. Quelli erano i messaggi pubblicitari che attiravano la mia attenzione.

Ben presto feci amicizia con una collega, una ragazza che abitava a Milano che lavorava nell'ufficio accanto al mio. Con lei mi ricordo le lunghe camminate uscite dal lavoro, lei che amava le profumerie e io dietro ad accompagnarla in quei negozi luminosi e fuori dalla mia portata. Lei amava molto i profumi, e così in ogni negozio che girava, si portava con sé un opuscolo che  reclamizzava tutti quelli più famosi al momento.

E così cominciai anche io, più per curiosità che per reale interesse, a collezionare quei cataloghi, con il risultato che a volte arrivavo a casa alla fine della  settimana con pile e pile di pubblicità di profumi, cosmetici, gioielli.

Devo dire che però non sono mai stata influenzata da quelle immagini, le guardavo con piacere e mi attirava il lato estetico di quegli opuscoli, che erano così colorati, e originali, ma non mi sentito molto portata ad acquistare quei prodotti.

Di carattere sono sempre stata molto risparmiatrice, tutti i soldi che guadagnavo li mettevo da parte in vista di arredare la casa che mio padre stava costruendo per me e Giuseppe. Cominciai così ad appassionarmi di arredamento, e acquistai le riviste che trattavano di questo argomento. A quel punto la pubblicità iniziò a farmi un altro effetto: non perdevo una, sempre che si trattasse di oggetti per la casa, soprammobili, cucine, e tanto altro ancora. Osservavo molto bene tutti i prezzi, li confrontavo, traevo le mie conclusioni. Una rivista in particolare attirava molto la mia attenzione, "Bravacasa". Oltre a proporre una serie di consigli su come disporre la propria casa, era un vero e proprio catalogo pubblicitario che proponeva le marche più in vista del momento.

Il mio rapporto con la pubblicità in quel periodo era anche, in un altro senso, molto diretto. In ufficio avevo anche il compito di smistare le pubblicità che arrivavano, scartando quelle che giudicavo "inutili" all'ufficio, e consegnando quelle che invece potevano essere di qualche vantaggio (come ad esempio quelle che proponevano scrivanie da ufficio, pc, o cancelleria in generale). Prendevo quindi molta confidenza con i messaggi pubblicitari, imparando a essere consapevole sulla sua utilità o meno.

Lavorai a Milano due anni, poi venni trasferita vicino a casa e intanto mi sposai. Abbandonai quindi la grande città, dove i cartelloni pubblicitari erano ormai all'ordine del giorno e quindi non mi impressionavano più come all'inizio, e tornai alla realtà del piccolo centro.

Una pubblicità con cui entrai presto a contatto, è quella che riguarda le telefonate a casa da parte di operatori specializzati, che propongono la vendita di determinati contratti telefonici o prodotti di qualsiasi tipo. Trovo molto fastidioso questo modo di vendere, anche se mi è capitato un paio di volte di acquistare tramite questa modalità un contratto telefonico per il collegamento ADSL, molto vantaggioso. Capitò l'autunno scorso, era un periodo in cui spessissimo ricevevamo queste proposte via telefono, ma parevano sempre fregature. Invece un giorno valutammo una particolare promozione, e accettammo il contratto.

Come quando ero bambina, e come mi è stato trasmesso dai miei genitori, sono ancora molto restia a ciò che i messaggi pubblicitari propongono. Spesso evito di ascoltarli, cambio canale televisivo quando appaiono, o non presto attenzione alle pubblicità che arrivano per posta. Ma sono anche più consapevole: a volte si possono trovare delle occasioni, e la pubblicità non è sempre mal fatta o intrusiva, basta saper giudicare con consapevolezza e non con troppa severità.

01/06/2006

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