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La testa nel pallone per Alex!

Per me la juve è lui e non potrebbe essere altrimenti. E forse è soprattutto grazie a lui che mi sono appassionata alla Juventus. Alex del Piero. Da quando tifo Juve, fin da piccola, lui c'è sempre stato anche se all'inizio era un giovane che muoveva i suoi primi passi nel mondo del calcio.

Tanti ricordi in mente ma quello più lontano e forse più importante è quello che ha segnato la sua carriera. Devo dire che sono cresciuta a contatto col calcio perché mio padre l'ha sempre seguito e mi ha sicuramente trasmesso la passione per questo sport Ahimè per lui, però, non l'ho mai assecondato. Mi spiego meglio. La tradizione vuole che la famiglia del mio papi sia granata, granata doc e infatti, oltre a mio padre, mio zio, mio nonno, anche mia sorella tifa Toro. Io? Juventina. Una serpe in seno per loro.

Nonostante avessi solo 9 anni, ricordo l'importanza di quella partita. Dopo aver vinto la Champions League, anno 1996, la mia squadra si andava a giocare il titolo più prestigioso a livello di club: la Coppa Intercontinentale, come mi aveva spiegato il papà. Ero agitata quella sera davanti alla tv non ce l'avremmo fatta fino a che, inaspettatamente, fui travolta da una gioia immensa: Del Piero segnò il goal decisivo! Come dimenticare il broncio del papi lui tifoso del Toro!

Quando tutto sembrava andare alla grande per Alex - e per la Juve accadde l'imprevedibile. Era il 1998: dopo la consueta partita della domenica sentii alla radio la notizia dell'infortunio di Del Piero. Allarmata, corsi in cucina per saperne di più: non capivo niente, non riuscivo ad accorgermi di nulla se non di aver disturbato mia sorella che stava studiando per l'interrogazione del giorno dopo e stava strillando qualcosa,voleva silenzio ma non avevo testa per stare ad ascoltare le sue lamentele! Finalmente nel notiziario sportivo si parlò di lui: il giornalista stava spiegando il fattaccio in un contrasto in area Del Piero era stato malamente colpito al ginocchio destro da un giocatore dell'Udinese - mannaggia all'Udinese!- riportando la rottura dei legamenti. Dalle parole del giornalista sembrava esserci qualche speranza. In realtà, dopo esami più approfonditi, scoprii che l'operazione era inevitabile. Panico. Pensavo a lui, quale dolore, quale sofferenza non pote va giocare, allenarsi con i suoi compagni. Che peccato! Nel suo momento di maggior forma, tutto crollò in un istante. Ma con molto coraggio e determinazione riuscì a ritornare sul campo, anche se le prime partite furono deludenti e la stampa non gli risparmiò nulla: mi ricordo quell'articolo della Gazzetta che lo dava per spacciato nessuno più credeva in lui, che potesse recuperare e farcela di nuovo a giocare da Del Piero. Non io. Io ci credevo. Ho sempre sostenuto il mio campione, il suo essere discreto e grande fuoriclasse allo stesso momento, questo lo rendeva e lo rende unico. L'occasione del riscatto non mi sembrava poi così lontana.

Nel 2000, con gli Europei di calcio, Alex poteva dimostrare di essere tornato il calciatore di un tempo. E infatti, anche grazie a lui, l'Italia arrivò in finale: ricordo perfettamente quell'estate caldissima e soprattutto quel giorno interminabile la mia famiglia ed io eravamo stati invitati a pranzo da una zia a Cavaglià tutti vestiti a festa e io che indossavo quell'abito a fiori azzurro malgrado mi trovassi in mezzo a tanta gente, il mio pensiero tornava sempre alla partita che si sarebbe giocata quella sera contavo addirittura il tempo che mancava all'evento! Una volta arrivati a casa, dopo una rinfrescata, tutti ci sistemammo ai nostri posti. Infatti una regola di casa mia è seguire sempre le partite nella stessa "postazione". Guai a cambiare anche la superstizione può aiutare! Alle 20.30 spaccate eravamo sintonizzati su Raiuno: eravamo di nuovo tutti là a soffrire, ancora una volta anche se quell'anno eravamo già stati abituati a farlo. In semifinale vincemmo per un soffio contro l'Olanda, grazie soprattutto alle magie del nostro portiere Toldo. Ma la finale è un'altra storia: dopo un primo tempo equilibrato, nella ripresa ecco il goal di Del Vecchio. Italia in vantaggio, Italia in vantaggio gridava suppergiù il cronista. Delirio, gioia immensa. L'Italia continuava ad attaccare, ma Alex, purtroppo, sbagliò parecchie azioni da goal facili facili ; sentiva tutti gli occhi puntati su di lui. Ed io, nel mio cuore, speravo potesse dimenticare tutto e tutti, doveva concentrarsi solo sulla partita. Di errori ne stavamo facendo troppi, ma mi sembrava quasi fatta: a casa mia si stava già festeggiando e lo stesso faceva la panchina italiana, tutta in piedi. Quando invece, in pieno recupero, la Francia ci beffò: pareggio! La delusione era impressa sui nostri volti: la squadra sembrava paralizzata e così Del Piero, che perdendo palla nei pressi della zona del calcio d'angolo, diede l'occasione perfetta ai francesi di crossare in area, dove sbucò quella testa maledetta Trezeguet ci aveva incornato. Paralisi totale. Mi sentivo delusa, senza forze dopo aver sbollito un po', andai a dormire, ma non riuscivo a prendere sonno: allora parlai a bassavoce, per non disturbare i miei, con mia sorella, che subì il mio senso di colpa Alex aveva fallito la sua rivincita.

Neanche questa batosta mi allontanò da lui. Tutt'altro. Consapevole che doveva ricostruire da capo la sua credibilità, non smisi mai di supportarlo. Anzi! La mia passione per Del Piero fu sempre più viva, tanto che incominciai a raccogliere ogni articolo, foto o altro che lo riguardasse. Tutti sapevano di questa mia "mania" perché li stressavo quotidianamente tanto che un giorno mio zio mi fece una sorpresa: era estate e andai a trovarlo con i miei appena arrivata, notai subito quel suo sorrisino strano mi fece trovare sul tavolo della sala il poster a grandezza naturale del mio beniamino. Ero al settimo cielo! Non stavo più nella pelle! Per non sciupare quel regalo - sono una pignola, lo so andai subito a posarlo in macchina. Ma per la foga eccessiva non feci troppa attenzione e diedi una craniata alla portiera. Che dolore! Mi faceva talmente male che reagii in malo modo ai tentativi dei miei zii di calmarmi, ma alla fine cedetti: un bel gelato mi riportò in fretta il sorriso. E quando risalii in macchina per tornare a casa rivedere il mio poster non poté che farmi stare ancora meglio.

L'anno scorso, per caso, ho visto su Raitre la pubblicità di uno speciale sui più importanti numeri dieci del calcio ovviamente pensai subito che non avrei potuto perderla visto la sicura presenza di Alex. Detto, fatto: quella sera mi sintonizzai su Sfide, il programma in questione. Mi godevo da sola nel mio salotto la magia di quella sera tanti campioni, ma per me tra loro spiccava solo lui, Pinturicchio: questo, infatti, è il soprannome che il presidente Gianni Agnelli gli diede per sottolineare come le sue fantastiche giocate richiamassero per la loro classe le pennellate dell'omonimo pittore. Tra gli altri particolari che mi sono rimasti impressi ci sono sicuramente i complimenti attribuiti ad Alex dall'intramontabile stella bianconera Platini e la rivalità con Totti: quest'ultima ha segnato soprattutto i loro trascorsi in nazionale, dove si sono sempre contesi proprio la maglia del numero 10 anche se per me non c'era paragone!

Ci si potrebbe chiedere perché proprio Del Piero la risposta è semplice: Alex, oltre ad essere un fuoriclasse d'altri tempi, è soprattutto una persona speciale, che mi trasmette serenità, grinta e voglia di non arrendersi mai. È l'esempio che tutti i giovani, sportivi e non, dovrebbero seguire per realizzare i loro sogni.

23/05/06

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