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Riccardo Appi

Le Mie Olimpiadi

Chi sono : Mi chiamo Riccardo, 25 anni e sono uno sportivo praticante e grande appassionato di sport in generale. Fin da piccolo non ho mai potuto fare a meno di fare sport, muovermi e divertirmi. Alle giornate in casa a giocare a computer preferivo uscire con gli amici e un pallone. Forse perché provengo da una famiglia di sportivi o perché mi sono da subito appassionato all'attività fisica, ma non riesco a passare giorno della mia vita senza fare allenamento o giocare o seguire sport tramite i media. Gioco a pallavolo da 7 anni (ora a livello semiprofessionistico), ma ho iniziato praticando calcio, poi atletica, basket e tennis fino a specializzarmi appunto nel volley, anche grazie ai transfer acquisiti dalle altre specialità. La mia più grande passione, però, sono le Olimpiadi, specialmente quelle estive, che seguo assiduamente sin da Barcellona '92, quando da spettatore ho assistito per la prima volta ai giochi olimpici estivi. Da lì in poi è stato amore, culminato con la gita in terra greca in occasione di Atene 2004, 15 giorni di full immersion olimpica. Ultimo ma non ultimo, la mia attività di volontario per Torino 2006, dove ero team leader nei servizi agli spettatori. Grazie a questa esperienza ho potuto osservare dall'interno lo svolgimento di un evento di caratura mondiale.

L'evento più importante : fino ad ora l'evento più significativo della mia vita legato allo sport è stato quando ho avuto la possibilità di portare la fiaccola nel "viaggio della fiamma olimpica" in occasione delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Dopo aver compilato via internet il form di adesione a luglio 2005, in cui oltre alle mie generalità si chiedevano le motivazioni per cui avrebbero dovuto scegliermi, ho atteso invano la chiamata degli organizzatori e, quando avevo praticamente perso ogni tipo di speranza, il 30 gennaio 2006, alle ore 14.48 mi squilla il telefono. Era Daniele che mi chiedeva se fossi ancora interessato a portare la fiaccola il giorno dopo. Potete indovinare la mia risposta. Da quel momento mi si è stampato un sorriso quasi inebetito sulla faccia che ho tenuto fino alla settimana successiva, e che ogni tanto ripropongo quando mi si viene a chiedere riguardo alla mia esperienza di tedoforo. Durante il periodo prima della mia investitura a portare la fiaccola, seguivo sui giornali locali e sui canali sportivi questo fantastico evento che nel giro di un mese portava la fiamma accesa dal sole di Olimpia fino a Torino toccando prima le principali città del mondo e poi tutte le province italiane. L'unica piccola speranza che mi portava a pensare che avrei potuto anch'io far parte di quel grande tour era il fatto che nessuno dei giornali biellesi avesse pubblicato l'elenco completo dei tedofori. La mattina seguente, invece, erano riportati in esatto ordine di apparizione, e mi sono reso conto che stavo facendo una cosa eccezionale e irripetibile in tutta la vita. La mattina del 31 gennaio ci siamo ritrovati presso una scuola e dopo la consegna della divisa e due brevi note sull'organizzazione della giornata ci hanno portato col pulmino alle porte di Biella, luogo da cui partiva la staffetta giornaliera. Appena scesi c'è stato un vero assalto da parte dei giornalisti e fotografi che volevano immortalare un avvenimento unico per la provincia di Biella. Solo in quel momento ho capito veramente che non stavo sognando, ma che era realtà. Con me c'erano una ventina di persone, di cui i ¾ scelti dagli sponsor, altri dalla federazioni e solamente in 2 dalle mille e più domande inviate via internet. La prima cosa che ho fatto appena arrivato a casa dopo aver portato la fiaccola, è stato aggiornare il mio blog olimpico con le mie emozioni e sensazioni a caldo. Il diario online è nato poco prima di partire per Atene nel 2004, e da allora io e il mio compagno di viaggio lo aggiorniamo in occasione dei grandi eventi olimpici che seguiamo. Nel pomeriggio ho ricevuto parecchie telefonate da amici e conoscenti che si congratulavano con me, ma con un pizzico di invidia, e da due giornalisti che mi hanno intervistato. Il giorno seguente, appena sveglio sono corso a comprare il giornale è ho letto riga per riga il racconto del grande evento, con la relativa intervista, e ho fatto il giro dei fotografi per raccogliere le più belle foto. Da quel momento e per quasi due settimane, ogni giorno usciva qualcosa sui quotidiani che riconducesse al fatto che io avessi fatto il tedoforo. Anche giornali a livello nazionale segnalavano la mia presenza nelle fila del team della fiaccola, traendo spunto per poi fare un articolo sulla partita che avremmo dovuto affrontare il sabato successivo.

All'interno di un grande evento: l'ultimo momento in cui ho avuto a che fare con le Olimpiadi è stato in occasione dei giochi invernali di Torino 2006, dove ho ricoperto il ruolo di volontario presso il Pala Isozaki dove si svolgevano le gare di hockey su ghiaccio. Dapprima ero in tribuna ad osservare il corretto afflusso del pubblico nel settore, poi i giorni successivi mi sono spostato volontariamente negli spogliatoi e dietro le quinte del palazzetto per osservare come funzionassero le cose. Ho potuto notare il frenetico lavoro da parte dei giornalisti della carta stampata e delle tv specialmente quando ero in prossimità della sala stampa e della zona riservata alle interviste dei giocatori. Ho capito quale rilevanza avesse l'evento parlando e vedendo all'opera giornalisti di ogni parte del mondo. Il momento più caldo è stato quando, dopo l'inaspettata eliminazione, i giocatori del Canada, grandi favoriti alla vigilia per la vittoria finale, si sono presentati per le interviste di rito tra una calca assurda di giornalisti pronti a chiedere le motivazioni di questa sconfitta inaspettata. Ho provato un po' di invidia per i giornalisti perché erano testimoni di un grande evento sportivo e avevano la possibilità di raccontarlo a persone che non avevano partecipato. preso dall'ispirazione ho raccontato i miei giorni a Torino sul mio blog cercando di esprimere al meglio le mie emozioni.

La mia prima volta: avevo 18anni, e avevo partecipato ad un torneo giovanile con la mia squadra di pallavolo. Avevo vinto il titolo di Mvp (miglior giocatore) e pochi giorni dopo era uscita sul giornale la mia foto con tanto di coppa. Era stata la mia prima apparizione mediatica con tanto di errore grammaticale, visto che il mio cognome era stato storpiato in "Abbi", anzichè "Appi". Nonostante ciò ho conservato tra i miei ricordi quella pagina di quotidiano. Sapevo che mi avevano fatto la foto ma non pensavo la pubblicassero! Ho provato una grandissima emozione vedendomi in edicola.. devo dire che è veramente piacevole quando parenti, amici, o anche sconosciuti si congratulano con te dopo aver letto delle tue peripezie sui giornali!

Conflitto di interessi: dall'anno scorso mi è stato proposto di svolgere anche l'attività di addetto stampa per la mia società di pallavolo. Ho subito accettato con grande entusiasmo per la possibilità che mi davano di iniziare la mia "carriera da giornalista", e allo stesso modo di cimentarmi nel trasmettere le sensazioni e di raccontare gli eventi a sconosciuti. Ovviamente cerco di scrivere in maniera reale ma senza fare torti a nessuno, cercando di esaltare le cose positive evitando quelle negative (soprattutto su di me!). Certamente c'è un conflitto tra il fatto che io sia giocatore e addetto stampa, ma nessuno mi ha fatto mai pesare più di tanto questo fatto.

Io e i Media oggi: Giocando in una squadra a livello interregionale, tutt'oggi ho un rapporto con i media che consiste in sporadiche interviste e note di cronaca delle partite. Non posso dire di aver avuto mai momenti negativi riguardanti cose scritte sui giornali che non fossero veritiere o dannose nei miei confronti.

22/05/06

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