Return to International Essays

Paolo Maranzana <maranzap1@hotmail.com>

Le testate locali di Vercelli

La prima volta che ricordo di aver avuto a che fare con una testata giornalistica locale, o con le pagine locali dei giornali nazionali è stato quando, più o meno all'età di otto anni ho visto su tutti e tre i notiziari di Vercelli, La Sesia, Notizia Oggi e le pagine locali de La Stampa, un articolo su mio fratello. Si parlava della sua performance al Concorso Musicale di Stresa a cui aveva partecipato tramite la scuola che frequentava, doveva essere alle medie. Per me è stato molto emozionante, innanzitutto perché mio fratello aveva vinto il concorso e poi perché proprio negli articoli era presentato più o meno come un eroe.

Leggendo le parole del giornale mi sembrava che quella vittoria l'avesse portato ad un piano superiore a quello che consideravo «il mio», anche se si trattava solo di una testata locale e di un concorso relativamente importante. Il fatto però di vederlo stampato sui giornali, con tanto di foto, forse mi aveva quasi fatto sopravvalutare la sua impresa.

Più che altro, essendo all'epoca molto piccolo, non vedevo il finire su un giornale come un obiettivo e soprattutto non riuscivo ad immaginare come una cosa fatta da me avrebbe potuto essere ricordata, essere di tale importanza da essere scritta in un articolo. Ancora di più mi aveva fatto pensare che il giornale fosse qualcosa di superiore, non alla portata di tutti.

Proprio questo mio modo di pensare, questa mia idea del giornale, mi aveva fatto capire di aver compiuto un'impresa importante quando, più o meno a dieci anni, avevo trovato sulle pagine di Vercelli de La Stampa, quindi pagine che ritenevo più importanti di quelle della Sesia o di Notizia Oggi, un articolone di due pagine sulla mia partecipazione, insieme con due miei compagni di squadra allo All Star Game, cioè la partita dei migliori giocatori che avevano partecipato ad un camp di basket. Già la situazione in sé, l'esser stato scelto per la partita, mi aveva stupito molto, anche perché ero molto più piccolo, sia fisicamente che come età, rispetto ad altri giocatori che normalmente vedevo come dei miti inarrivabili, nonostante non fossero poi dei giocatori eccellenti. Io comunque allora non avrei mai pensato di poter competer al loro livello.

Quando poi ho visto l'articolo mi sono ancora stupito perché non pensavo che qualcuno l_avesse scritto. Mi ricordo che era arrivato a casa mio padre con La Stampa appena comprata e mi aveva chiamato sorridente «Guarda, guarda!», quindi mi aveva aperto il giornale sul divano facendomi leggere il titolo in cui c'era scritto il mio cognome e quello dei due miei compagni, seguiti da «star di Scopello», il paese della Valsesia in cui aveva avuto luogo il camp. La cosa mia aveva riempito di felicità anche era la prima volta che uno sconosciuto, senza nessun tipo di legame con me, aveva scritto favorevolmente, mi aveva esaltato. Per dieci minuti mi ero sentito famoso come Baggio o Del Piero, mi ero sentito un vero personaggio, proprio per il fatto di essere finito sullo stesso giornale, poche pagine più avanti e con un articolo che poteva esser degno di una partita della nazionale.

Ancora oggi ricordo con piacere il momento in cui lessi il titolone e ricordo le enormi dimensioni (erano effettivamente grandi) di tutto l'articolo.

Qualche tempo dopo, all'età di quattordici anni, ho invece scoperto come proprio la stampa può anche essere, sempre nel mio piccolo, negativa. Infatti, sempre parlando di  pallacanestro, nella sfida decisiva per il primo posto avevo commesso il malaugurato errore di fare canestro nel campo sbagliato, cioè nel mio. Non era poi stato decisivo il mio «autocanestro» per la partita, ma l'articolo sulla Sesia e su Notizia Oggi, in fondo neanche di grandezza così rilevante, parlavano del mio errore. Il giornalista non ne parlava in modo sgarbato o irrispettoso, ero un ragazzino, però la cosa mi colpì molto. C'ero rimasto male nel capire che i giornali, su cui fino ad allora avevo sempre notato solo apprezzamenti, lodi e commenti positivi, potessero scrivere anche in negativo.

Leggendo altri articoli avevo già fatto caso al fatto che si potesse parlar male di qualcuno o qualcosa, ma non avrei mai pensato potesse capitare anche a me. Anche leggendo le testate nazionali capivo le stroncature, ma pensavo fossero riservate ad argomenti più importanti, a danni più gravi. Anche per quanto riguarda lo sport pensavo alla Serie A, o comunque agli sportivi professionisti che, mi sembrava logico, dovessero assumersi le proprie responsabilità sia nel bene che nel male e quindi esser criticati in caso di errore. Mentre mi sembrava assurdo che ci fosse scritta una cosa del genere a proposito di un ragazzino come me che giocava in una squadra di provincia.

In seguito un'altra cosa che mi aveva colpito molto, parlando delle testate locali, era stato un episodio risalente circa a due anni fa, quando avevo diciannove o vent'anni. Un ragazzo che conoscevo aveva scritto una lettera alla Sesia a proposito del Liceo Scientifico che entrambi avevamo frequentato. Nella lettera c'era un'aspra critica alla scuola ed ai suoi insegnati. Io ero in un'altra sezione e non potevo conoscerli molto bene, però era sembrato strano che ci fosse una persona che potesse criticare pubblicamente ed in quel modo un insegnante della mia scuola. Io mi sentivo imbarazzato per lui e mi sembrava stupido che qualcuno potesse scrivere cose del genere, ed inoltre scriverle un anno dopo aver finito le scuole.

In quel momento avevo capito che il giornale, anche locale, poteva esser strumento di qualunque tipo di propaganda, personale e non, e mi sembrava stupido che un mezzo che dovrebbe essere esclusivamente di informazione si abbassasse ad un tale livello. Ho imparato così, da quel momento, a guardare con un occhio più critico anche tutte le altre cose che leggevo. Mi sembrava assurdo poter pubblicare notizie fasulle: un giornale avrebbe dovuto attenersi ai fatti o comunque lasciare le opinioni ai giornalisti, professionisti preparati a farlo. Venivano invece infangati nomi di persone che potevano non aver commesso niente e comunque non mi sembrava quella la sede adatta. Il fatto poi che fosse su un giornale locale mi ha fatto toccare con mano, concretamente, il problema facendomi però pensare che se queste cose possono capitare a proposito di un piccolo evento, in un piccolo giornale di una piccola città è meglio non pensare ai meccanismi quando gli interessi sono maggiori. Tutto ciò mi aveva in un certo senso scandalizzato.

Molto più recentemente, circa un anno fa, mi aveva infine colpito l_articolo uscito ancora su tutti e quattro i giornali locali vercellesi, La Sesia, Notizia Oggi, La Stampa e il Corriere Eusebiano, a proposito della possibilità di un'eventuale chiusura dell'Università di Vercelli, che anche io avevo frequentato. Avevo letto con attenzione sia la lettera del rettore che i vari commenti dei giornalisti a proposito dei costi di gestione e di iscrizione, dei problemi dell'università e dei suoi corsi, e mi era preso un po' di «scoramento», soprattutto tengo molto alla mia città e mi era sembrato che il possibile sviluppo dell'università fosse una delle poche opportunità per diventare un centro importante. Infatti credo che Vercelli abbia grandi possibilità inespresse.

Questa è stata forse la prima volta in cui mi sarebbe piaciuto essere al posto del giornalista per scrivere delle cose che per me erano importanti e che non pensavo fossero trattate a sufficienza negli articoli. Avrei voluto usare il giornale per parlare positivamente.

Questa mia sensazione tornava quindi a confrontarsi con quello che avevo provato nell'episodio della lettera di critica ai professori. Infatti credevo che il fatto di scrivere -- non per forza personalmente -- a proposito dell'università e dei suoi problemi o sulla città, fosse ad un livello, di un tono, decisamente superiore rispetto alle vicende personali che lasciavano il tempo che trovavano. E questo mi faceva provare disgusto nei confronti dal giornale, soprattutto ritenevo ci fossero delle meccaniche sommerse che portavano a privilegiare gli scritti di alcuni, anche poco validi, rispetto ad altri interventi più autorevoli e comunque più positivi e costruttivi per la città.

La mia idea del giornale, della sua funzione è infatti opposta alla sua visione come sfogo personale oppure come sede per i pettegolezzi o le notizie di infimo livello. Oggi invece non posso fare a meno di notare come questo capiti spesso, soprattutto nei giornali locali.

23/05/06

Return to International Essays