Return to International Essays

Costantino Angelo

11 Settembre 2001: New York, Attentato alla Torre Gemelli

La notizia dell'attacco alle Torri Gemelle, l'ho colta con stupore, solo in tempi successivi, ho rielaborato che da tempo girava notizia che avrebbe dovuto succedere qualcosa di «grosso»; anche se, non si sapeva di cosa si sarebbe trattato, ed allora in seguito ho fatto il collegamento. Ho ascoltato i notiziari, e visto le immagini, provato pena per le vittime innocenti, disgusto per i colpevoli; il dramma era sulla bocca di tutti, con notiziari televisivi frequenti, anche se delle disgrazie degli altri c'è sempre chi ci trova da rallegrarsi. Ma il cordoglio era pressoché unanime. La mia vita non è cambiata sostanzialmente dovuta agli attentati dell'11 settembre, poiché chi si comporta bene non ha nulla da temere, anche se un maggiore senso di insicurezza è subentrato. Quindi ne ho tratto piuttosto delle lezioni, ne è nata una nuova percezione personale del mondo. Una percezione filosofica e sentimentale.

Fatti drammatici ne sono successi tanti nel corso dell'umanità, dopo tante guerre, genocidi, pestilenze, carestie, una nuova minaccia alla pace si profila all'orizzonte. Questa minaccia seppur chiara negli obiettivi che si prefigge, trama per lo più nell'ombra, e si insidia a vari livelli , finanziario, propagandistico, terroristico, invasivo, a mezzo di spostamento di popolazioni in modo capillare verso altri territori del pianeta, il cui scopo è uno solo: islamizzare il mondo; e per ottenere questo fine vanno bene tutti i mezzi.

Per la cultura occidentale in genere, essendo una minaccia nuova è in gran parte inaspettata, sottovalutata, infatti è risultato abbastanza evidente, nel caso delle vignette satiriche, la evidente mancanza di una risposta univoca, decisa e ferma; questa mancanza di presa di coscienza, se non cambia, potrà solo peggiorare la situazione. Il fatto che venga permesso nei territori nazionali, di parlare e propagandare azioni violente anche attraverso moschee esclusivamente in lingua araba, sconosciuta alla cittadinanza, non dovrebbe essere accettato; come non dovrebbe essere accettato che i cittadini islamici da altri paesi possano emettere «factue» di morte a cittadini di altri stati.

L'11 settembre 2001 è la data d'inizio di una guerra che pur essendo incominciata qualche anno prima con vari attentati è stata ufficializzata in quella data. Un tipo di guerra diversa dalle precedenti, ma che, con le armi a disposizione oggi, con il fanatismo, e la distribuzione capillare di estremisti islamici che tendono ad infiltrarsi in tutti i paesi, aspirando di raggiungere il paradiso uccidendo, a loro dire, gli «infedeli», rendono estremamente pericolosa una siffatta ideologia di aggressione che può portare solo a distruzione, e se la si lascia progredire, può rappresentare una vera e propria minaccia per la sopravvivenza di gran parte dell'umanità; basta prestare più attenzione alle espressioni verbali del presidente iraniano.

Se in parte è stata una sorpresa il tipo di attacco alle Torri Gemelle, nelle componenti di questo dramma, oltre la tecnica usata c'è l'indottrinamento all'odio dei protagonisti, il tentativo di mobilitazione di popolazioni sulla base interpretativa di versetti del corano, tendenti a demonizzare in vario modo chi islamico non è, e non intende diventarlo, con il chiaro intento di prevaricare su individui e stati in maniera inaccettabile.

Tutto questo in un mondo, appunto, in cui con gli aerei in poche ore si può andare da una parte all'altra del globo, portando «bombe sporche», facilmente trasportabili ma di estrema potenza distruttiva.

Vi è poi a disposizione di tutti: computer, con cui in tempo reale si può mandare istruzioni per la confezione di ordigni, o ordini, per obiettivi da attaccare in ogni parte della terra.

Vi è inoltre lo sviluppo di mescolanza di popolazioni molto diverse, e in molti casi, non conciliabili nei loro reciproci rapporti, per diversità di lingua, costumi, tradizioni, religioni; questo sviluppo impensabile fino a non molti anni fa in Italia ed in altre parti del mondo, rende sempre più difficile il controllo del territorio e delle persone, che precedentemente c'è sempre stato.

Gli estremisti islamici possono inoltre utilizzare a loro vantaggio, l'attuale legislazione penale da tempo di pace di una società normale che dà tutta una serie di garanzie per i sospetti e gli implicati al fondamentalismo islamico al limite dell'autolesionismo, che mal si concilia per una seria lotta a questa guerra «sotterranea» ma che è in corso nella mente e nei cuori di tanti estremisti; i quali possono contare su reti pressoché illimitate di finanziamento, in perfetta contraddizione alle tante zone di arretratezza economica e culturale dei loro paesi.

Per questo sistema di attacco al sistema occidentale, ma anche alla pace mondiale in generale, centra poco, volerne ricercare le cause nelle zone povere dei paesi musulmani, o in un presunto loro senso di rivalsa, poiché, il più delle volte, la miseria è causata da precise responsabilità degli abitanti del loro paese, più che da fattori esterni allo stesso paese.

Vuoi perché le risorse e le ricchezze sono nelle mani di pochi, e vengono mal gestite, o perché si spendono troppi soldi in costose armi per guerre che affamano la popolazione. Quindi per evitare che risucceda quanto dice l'antico detto «mentre a Roma si discute, Segunto cade».

Bisogna prendere sul serio, con attenzione la minaccia, studiarla sotto i suoi vari aspetti, prendere con la necessaria versatilità e tempestività i giusti provvedimenti necessari a farla cessare: isolando con decisione chi fomenta l'odio, sia che siano individui, gruppi o stati; tagliando tutte le loro forme di finanziamento, anche se queste dovessero comportare un rallentamento dell'economia mondiale, o un impedimento al libero commercio; obbligare tutti i paese islamici a rispettare l'esatta reciprocità e libertà religiosa in funzione della libera e cosciente scelta individuale senza condizionamenti o penalizzazioni di sorta, come ora sta succedendo.

Che si renda pari dignità al sesso maschile e femminile; monitorando costantemente l'applicazione di queste regole. Programmare tavole di studio per un confronto aperto di idee, che portino a togliere dal corano quei versetti la cui interpretazione porta ad individuare come nemico o declassare come uomo chi non la pensa come loro in fatto di religione. Far si che si eviti di umiliare la persona con l'obbligo di abbigliamenti o alimentari  restrittivi alla personale libertà.

Tutto questo in modo da togliere, possibilmente alla radice, quell'indottrinamento fanatico che pian piano in prospettiva ci sta portando verso un potenziale esplosivo, reale baratro di distruzione anche per loro.

Dao Costantino Angelo

Nato a Novara il 24 /05/1945

Residente in Novara

Autorizzo l'eventuale pubblicazione della presente relazione.

29-05-2006

Return to International Essays