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Debora Zavallone

Sport and Media

Lo sport è sempre stato importante nella mia vita. Ho iniziato da piccolina, praticando ogni possibile attività alla ricerca di quello giusto per me, qualcosa attraverso cui avrei potuto sfogarmi, ho iniziato con il calcio. No, mia mamma non mi lasciava fare gli allenamenti sotto la pioggia! Allora ci ho provato con il basket, nemmeno, troppo contatto fisico e ovunque intorno a me spilungone. Poi è arrivata lei.

Il motivo per cui non sono andata via a studiare, per cui ho rinunciato ad un sacco di viaggi, per cui ho due ginocchia praticamente distrutte, per cui faccio quattro allenamenti a settimana, per cui a volte non dormo di notte. La mia pallavolo! E’ iniziato tutto dieci anni fa, per gioco, con un gruppo di amiche. Poi ci hanno notate, ci hanno allenate, ed eccoci a giocare in una serie C regionale, niente di eccezionale, ma per noi una vera soddisfazione, perché c’eravamo riuscite! Non mi sono mai aspettata di andare più in alto, non credo di avere le doti fisiche, forse a causa della pigrizia o forse proprio di natura, ma mi piacerebbe fare ancora meglio, curare tutto il mio fisico per poter giocare un campionato come si deve, a vent’anni la carriera (che parolona) di una giocatrice dovrebbe essere all’apice..per me ora non è proprio così, c’è la possibilità che io debba smettere per qualche problemino al mio cuoricino, talmente agitato da inserire battiti in più a caso, così adesso che sono terrorizzata all’idea che possa davvero avere qualcosa che non va, non un semplice «Va tutto bene signorina, non le darà alcun disturbo», ci sto pensando davvero alla mia pallavolo.

Quando cresci in un paese di 1000 anime tutti sanno quello che fai. Forse per questo che sono cresciuta un po’ con l’educazione dal titolo, «Cosa pensano gli altri», preoccupandomi sempre delle conseguenze pubbliche delle mie azioni, dal farmi vedere vestita in un certo modo alla festa di paese, al baciare questo o quel ragazzo pubblicamente, potrebbe rovinarti in un paese come questo! Tutti sanno che vai bene a scuola, e tutti sanno che giochi a pallavolo! Io e Didi (una ragazza del mio stesso paese che gioca con me) da quando abbiamo quattordici anni siamo seguite sui giornali. Ovvio non parlo di quotidiani famosi o di prime pagine, semplicemente della pagina sportiva nel giornale locale. Però da una certa soddisfazione! Mi ricordo una volta, nel negozio di alimentari, eravamo insieme e un signore ci ha viste in tuta della società (un verde che non si può guardare, inconfondibile) e ci ha detto, «Guardale, le due pallavoliste!» Io mi sono sentita orgogliosa. Lui non ci cono sceva, forse sapeva i nostri nomi, eppure sapeva del nostro sport! A scuola poi era fantastico, il professore di ginnastica stravedeva per me! E questo solo perché praticavo uno sport fuori dalla sua palestra, aveva un trattamento di riguardo, si vedeva, e quando giocavamo a pallavolo mi chiedeva di insegnare alle mie compagne qualche tecnica!

Non avrei mai pensato che il giornale mi avrebbe preoccupata così tanto. Prima dei quattordici anni per me non esisteva nemmeno. Poi è successo che siamo andate a fare un torneo ad Acquiterme, e non ricordo più la posizione esatta a cui arrivammo ma ci piazzammo molto bene, e io ho vinto il premio come migliore palleggiatrice. Il giorno dopo ero sul giornale! Mamy lo aveva comprato come sempre, leggevamo solo le notizie di cronaca tanto per vedere le cagate successe nel week-end, poi qualcuno aveva chiamato e aveva detto, «Guarda che c’è la Debo in fondo», e in effetti c’ero, lo avevano scritto! Quello è stata sia una figata, perché sicuramente qualcun altro lo avrebbe letto e magari gli sarebbe pure importato, ma anche l’inizio della mia rovina: da lì ho cominciato a guardare sempre il giornale per vedere sempre cosa scrivevano!

La vera figata però è successa l’anno dopo. Ho conservato l’articolo, sottolineato le parti più importanti, incorniciato e appeso in camera! L’anno dopo abbiamo partecipato di nuovo al torneo, e io ho vinto di nuovo il premio per il mio ruolo e Didi ha vinto quello come migliore attaccante (il suo ruolo)! Quando ho preso il giornale il giorno dopo, che sensazione, credo di aver letto quell’articolo una decina di volte, più adesso tutte le volte che ci passo davanti in camera mia! le nostre foto, i nostri nomi, i nostri premi tutto l’articolo. Ricordo che ero disperata per la foto, mamma mia che brutta!! Però sapevo che da li ci avrebbero considerato un po’ diversamente, forse il mio era un pensiero sbagliato o presuntuoso, e mi sentivo un po’ in colpa in effetti, mi dicevo, «Ma che ti importa se gli altri lo sanno??», ma non potevo farci niente, ci pensavo e basta!

Qualche hanno dopo oltre ai giovanili giocavo in prima squadra, in una serie D. Sabato sera, derby contro la città vicina, la partita non stava andando molto bene!Io ero come al solito seduta in panchina, ero ancora abbastanza un disastro per giocare e la partita era troppo importante per rischiarmi! Ad un certo punto il mister si gira, mi guarda, mi chiama, «Togli la tuta, tocca a te». Il mio cuore ha iniziato a mille. Poi sono entrata, ricordo perfettamente che ho pensato, «Adesso gli faccio vedere io», non so poi rivolto a chi era, e ho alzato un paio di palloni perfetti, abbiamo iniziato a vincere, partita risolta! Fantastico! Anche perché nessuno se lo aspettava, nemmeno io a dire la verità, pensavo che semplicemente avrei fatto qualche fallo e che il lunedì sarebbe stato in prima pagina a caratteri cubitali, invece il lunedì c’era il pezzo sulla nostra partita, c’era il mio nome, io che ero entrata in campo e avevo risolto la partita. «Che assurdità», ho pensato, non era così vero, io ero semplicemente entrata per un paio di palloni, eppure li c’era scritto quello, per tutti sarebbe stato così! Naturalmente ho ritagliato il tutto, l’evidenziato e l’ho appiccicato sul diario di scuola nel giorno giusto

Ricordo anche abbastanza bene l’episodio negativo! Quando giocavo, beh posso usare il presente perché è un problema che sussiste, quando gioco, è raro che riesca a concentrarmi completamente, c’è sempre quel piccolo «Cosa pensa il pubblico? Ma stanno guardando me? Staranno giudicando me?» Giuro, le volte che mi sono sentita stupida!! La mia ansia è stata la causa di partite andate a rotoli (nonché adesso del mio problema al mio cuoricino!) e vedere sul giornale la critica negativa. Beh mi ha fatto bene! C’era scritto qualcosa del tipo, «L’inserimento in campo non ha aiutato». Mamma mia che sensazione brutta! Da lì ho detto stop, gioca e fregatene, che tanto tutti leggono e tutti dimenticano! Non è stato proprio così comunque.

Anche recentemente, con la mia serie C le cose non sono andate un granché bene, ci siamo salvate ma abbiamo giocato un campionato molto al di sotto delle nostre possibilità e il giornale naturalmente non è stato così clemente nessuno ci ha mai accusato di niente, ma tra le righe si leggeva. Ogni lunedì, comprare il primo giornale per vedere quanto spazio ci hanno dedicato (mai abbastanza) e leggere l’ennesimo giudizio così così, poi il martedì, comprare l’altro giornale e vedere spazio in più ma di nuovo è così così, si poteva fare meglio. Poi il mercoledì guardare al bar l’altro giornale per vedere che c’è ormai sono diventati dei riti e recentemente mi è capitato di pensare, «Non è che sei talmente occupata a pensare cosa pensano gli altri da non fare quello che dovresti?» Alla fine, che mi frega di cosa ci sarà scritto. Ma non ci riesco, mi importa e basta. Può darsi che crescendo capisca che sì, deve importarmi, ma forse è ora di pensarci un po’ meno e di giocare un po’ di! più. Adesso che sono a rischio poi

16/05/06

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